eymerich vs palahniuk

Hey, ho scritto questo articolo 10 anni e 11 mesi fa.
È molto probabile che nel frattempo le cose siano cambiate.

aha mi ero perso pure questo!! grande evangelisti!! mi son letto tutto palahniuk in una settimana, eymerich è stata la mia tesina!

L’inquisitore generale Nicolas Eymerich guardò con disprezzo la donna legata sul sedile triangolare destinato agli imputati. Scarmigliata, aveva sulla testa riccioli neri parzialmente tinti di rosso. Dal collo le pendevano sul petto, quasi scoperto, collanine, ciondoli e altro ciarpame. Sotto una scapola le si scorgeva il tatuaggio di tre stelline nere. Il dettaglio più disgustoso erano però i piedi, coperti di un lerciume antico e infilati in un paio di zoccoli.
Eymerich si rivolse al notaio, seduto accanto a padre Corona sotto il pesante crocifisso che costituiva l’unico arredo della sala. — Signor Berjavel, leggetemi l’atto d’accusa.
L’ometto raccolse un foglio e incominciò: — L’anno 1367, avanti a noi, frate Nicolas Eymerich, inquisitore dell’errore eretico nel regno di Aragona, è comparsa la sedicente Mona Sabbat, nota anche come “Gelso”, nata in terra ignota da genitori ignoti, la quale…
— Saltate le premesse. Venite al dunque — ordinò Eymerich, innervosito.
— Come volete, magister. — Berjavel prese un secondo foglio e continuò: — …le attività e l’esistenza stessa di detta Mona Sabbat sono dovute alla scoperta di un grimorio di forma e rilegatura inconsuete. Sulla prima pagina è indicato il nome dell’autore, tale Chuck Pahlaniuk. Subito sotto, il presumibile titolo del libro di magia, Ninna nanna, sovrasta il disegno di un uccello morto.
— Saltate ancora.
Il notaio passò a un terzo foglio. — E’ scritto nel libro che detta Mona Sabbat, con la complicità di tale Ostrica, si sarebbe dedicata a operazioni di magia. Che nella propria abitazione avrebbe officiato ignuda, con adepti ignudi, riti appartenenti a un culto presumibilmente derivato dai Celti e chiamato Wicca. Che avrebbe ignobilmente tentato, fino al funesto successo finale, di impadronirsi del testo di una cantilena capace di uccidere a distanza, sia per perfezionare le proprie arti diaboliche, sia per impadronirsi del mondo…
Eymerich alzò una mano. — Basta così. — Si accostò alla prigioniera, fino a sovrastarla con la sua statura. — Confermi il racconto?
Mona Sabbat guardò l’inquisitore con occhi sbarrati e un po’ acquosi. Dava l’impressione di non avere un’idea esatta del luogo in cui si trovava. Quando poté parlare lo fece in una lingua bizzarra: una sorta di inglese dai vocaboli deformati. — Perché mi avete rapita? Dove accidenti mi trovo?
Eymerich valutò il ricorso a una lingua poco nota un espediente mediocre. L’imputata sottovalutava la cultura degli inquisitori. Lui comprendeva l’abominevole lingua degli inglesi, e i suoi compagni anche. — Nessuno ti ha rapita. Sei piovuta qui da chissà dove: io sospetto dall’inferno. Non aspettarti clemenza. Potrai averla solo se renderai piena e completa confessione, e mostrerai pentimento.
Mona Sabbat lo fissò con stupore. — Capisco solo la metà di quello che dici. Ma tu che cacchio sei? Un prete?
— Sei tu che devi dirmi chi sei, donna.
— Oh, bé. Io sono una strega. Conosco un sacco di trucchi.
Eymerich inarcò un sopracciglio e guardò in direzione di padre Corona. — Strega?
Il grosso confratello allargò un poco le braccia, dietro il lungo tavolo di legno. — Credo si tratti di ciò che noi definiremmo malefica. Una donna che segue culti pagani, e magari serve e invoca il demonio.
— Capisco. — Eymerich tornò a concentrarsi sulla prigioniera. — Dunque confessi. Hai commercio con il diavolo. Capirai che ciò è sufficiente perché tu sia arsa viva. L’unica tua speranza… Ma cosa stai mormorando?
Mona rizzò il capo. — Niente. Sto rimproverando me stessa. Non avrei dovuto pronunciare l’incantesimo del teletrasporto. Quando si hanno tutti i poteri, ci si lascia andare ad adoperarli.
— Non ho capito una parola. — Eymerich era perplesso.
— E credi che io capisca te, caro il mio prete? Devo pensare all’incantesimo contrario. Ma chi se lo ricorda, boia d’un Giuda?
Padre Corona assunse un’espressione benevola. — Ha imprecato contro Giuda. Non dev’essere cattiva del tutto.
— Tacete, voi! — La collera di Eymerich era così palese che Corona ne fu raggelato. — E non osate più intervenire in un mio interrogatorio!
— L’incantesimo del teletrasporto non lo ricordo — borbottava intanto Mona, a beneficio di se stessa. — Però se mi torna in mente la pagina 27 del Libro delle Ombre, magari faccio morire questa gente. Poi vedo come tornare nel mio tempo. In Star Trek riesce sempre.
La riflessioni della ragazza furono interrotte da un ceffone violentissimo, inferto con dita coperte d’acciaio. Eymerich aveva fatto un cenno a uno dei soldati che si tenevano nell’ombra, accanto al sedile triangolare. L’uomo aveva capito l’ordine.
Il sangue gocciolò dalla guancia di Mona. — Ehi, ma cosa vi prende, a tutti voi? — si lamentò.
Eymerich si chinò su di lei, con occhi gelidi che promettevano il peggio. — Parla, se vuoi evitare la tortura. Perché vuoi il potere di uccidere chi ti pare?
— Perché… — Adesso Mona era spaventatissima, e non riusciva a nasconderlo. Tremava tanto che le collanine che aveva al collo tintinnavano. — …Perché è un potere che i governi hanno già. Meglio che finisca in mano a me e Ostrica. Ammazzeremo tutti e resteremo soli, come Adamo ed Eva. Può darsi che una nuova umanità sia migliore.
— Disgraziata! Faresti una strage per migliorare il mondo?
— Uh, che domanda. Di solito chi vuole migliorare il mondo comincia sempre con una strage.
Berjavel, che si sforzava di verbalizzare le dichiarazioni, lasciò cadere la penna. — Magister, scusate se vengo meno all’umiltà del mio ruolo e mi intrometto. Quella femmina si sta burlando di noi. Forse sarebbe il caso di passare direttamente alla tortura.
Eymerich volse sul notaio occhi torvi, pronto a un rimbrotto violento. Poi ci ripensò. — Ma sì. Mastro Gombau può spegnere facilmente l’arroganza di questa sgualdrina. Quando sarà appesa al soffitto per i polsi, rinuncerà alla sua boria.
Una delle guardie uscì, diretta ai sotterranei. Un istante dopo, Mona lanciò un grido di gioia che nessuno si sarebbe aspettato. — Evviva! — gridò. — Anche Ostrica si è servito del teletrasporto! Mi ha mandato un messaggio!
Eymerich, ai limiti dell’esasperazione, sibilò: — Ma che dici, donna? Tu non capisci la gravità della tua situazione. Di quale messaggio vai cianciando?
— L’ho qui, fra le tette! Si è appena materializzato! Scommetto che è per te! Prendilo e leggi!
— Dove sarebbe? Non capisco.
— Ma è qui, sotto le collanine! — Mona, esultante, indicò il proprio seno. — Ti basta allungare due dita…
Eymerich comprese. Scandalizzato, girò le spalle alla prigioniera e guardò Berjavel. — Signor notaio, eseguite voi. Io non voglio e non posso guardare.
— Ma io…
— Insomma, recuperate quel messaggio e leggetelo! E’ un ordine!
Berjavel, riluttante, lasciò il proprio scranno e girò attorno a Eymerich. Questi udì le collanine tintinnare più forte, mentre Mona ridacchiava. Poi sentì il notaio commentare: — E’ una comunicazione stranissima. Sembra quasi una minaccia.
— Non importa. Leggete!
Berjavel eseguì, con una nota di incertezza nella voce per via del linguaggio astruso: — A tutte le vittime dell’Inquisizione: attenzione! Se avete riportato ferite da tortura o da interrogatorio, e intendete prendere parte a un’azione legale collettiva, contattate il seguente numero…
Eymerich si girò di scatto, sbalordito. — Ma cosa vuol dire?
— Bé, io ho letto per intero il libro firmato da Chuck Pahlaniuk— commentò il notaio. — Vuole dire che…
Non fece tempo a terminare. Mona Sabbat si mise a ridere e gridò: — Bravo, Ostrica! Vai col teletrasporto! Funziona alla grande, cacchio!
Simultaneamente, il corpo della prigioniera cominciò a farsi traslucido. Eymerich si gettò su di lei, furente: — Non lasciatela evaporare, in nome di Dio! Bruciatene almeno una parte!
Si ritrovò ad abbracciare uno sgabello vuoto, alcune catene e una montagna di collanine.

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